Quanta fiducia riporre nel marchio Apple? mmm…

Quanta fiducia riporre nel marchio Apple? mmm…

Sappiamo tutti quanta cura Apple dedichi all’affermazione del proprio marchio: l’azienda di Cupertino è forse quella che nel mondo più si preoccupa della gestione del proprio brand, e tra i valori aziendali fondamentali per una multinazionale del genere vi è sicuramente il senso di fiducia che è in grado di ispirare degli utenti.

Errore iMessage

Ma dal punto di vista della sicurezza, quando possiamo fidarci di Apple? e soprattutto delle sue dichiarazioni? perché negli ultimi mesi del 2013 l’azienda è stata ripetutamente smentita su questo fronte: sulla scia dello scandalo del Datagate, Apple aveva infatti rassicurato tutti i propri clienti precisando che il suo sistema di messaggistica iMessage, non poteva essere spiato da nessuno, nemmeno dagli stessi dipendenti, anche se lo avessero voluto.

E dopo pochi giorni dal comunicato ufficiale, alcuni hacker riuniti a Kuala Lumpur, hanno dimostrato l’esatto contrario: non vi è alcuna garanzia che le chiavi necessarie per decifrare i testi scambiati con iMessage appartengano solamente a mittente e destinatario, per cui è assolutamente possibile, in linea teorica, che la Apple possa passare dati ad agenzie governative. La secca smentita ha costretto l’azienda a ripetere la sua posizione, spiegando tuttavia che non avrebbe interesse a farlo, ma senza entrare nel merito tecnico della questione.

Errore iCloud

Un caso simile è accaduto alla piattaforma per la conservazione online dei documenti degli utenti iCloud: anche questa viene proposta come prodotto assolutamente sicuro e anche questo è stato puntualmente smentito dalle ricercatore Vladimir Katalov, che dopo alcune indagini, ha scoperto che le chiavi per la criptazione dei contenuti di iCloud sono conservate assieme ai dati, il che permette ai pirati informatici di rubare il contenuto cifrato con la chiave per leggerlo in chiaro. Allo stesso modo è emersa la curiosità che Apple utilizza computer anche appartenenti ad Amazon e a Microsoft, e anche questa volta gli utenti hanno avuto un motivo in meno per fidarsi dell’azienda.

Errore LinkedIN Intro

Ma i dubbi non ci sono solamente quando Apple dice qualcosa che viene contestato in modo circostanziato: l’immagine dell’azienda viene scalfita anche quando non dice niente, quando invece dovrebbe farlo. E’ il caso di LinkedIn Intro, una funzione dedicata agli utenti di iPhone che promette di aggiungere dati interessanti sulla professione dei nostri interlocutori, ma che per farlo si posiziona a metà tra le comunicazioni degli utenti come avviene in una antica tecnica di attacco conosciuta come Man the Middle: le polemiche sulla sicurezza sono state ampie e dettagliate, ma nel botta e risposta tra LinkedIn ed esperti è mancata la presa di posizione da parte di Apple, che su una questione così importante avrebbe dovuto pronunciarsi.

Il risultato

E’ dunque prevedibile la risposta che possiamo dare alla domanda iniziale, e a confermarlo è uno studio compiuto dalla Forrester, che ha rivelato come il marchio che ispiri più fiducia negli utenti sia quello della Microsoft, nonostante dal punto di vista della sicurezza anche questa azienda ha preso degli abbagli a volte clamorosi. I marchi di Apple e Google, sebbene visti come innovativi, non sono altrettanto rassicuranti.

Come Apple sa bene, creare un valore aziendale nell’immaginario collettivo è molto difficile mentre distruggerlo è decisamente più facile. C’è speranza che qualcosa possa cambiare? dipende: nel momento in cui una mancanza di fiducia per problemi di sicurezza dovesse cominciare ad intaccare la bontà del marchio e quindi i profitti, l’azienda si muoverà di conseguenza.

Quanta fiducia riporre nel marchio Apple? mmm… ultima modifica: 2014-01-14T22:14:50+00:00 da Roberto Trizio

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Roberto Trizio

Direttore Editoriale a Alground
Dopo una robusta preparazione classica, si dedica al giornalismo scientifico e digitale con una predilizione per le tecniche anglosassoni: le sue specialità sono le inchieste e le interviste a tutto tondo.

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