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Intervista a Gianni Anguilletti, Country Manager Red Hat Italia


Il Country Manager di Red Hat Italia, Gianni Anguilletti

Nell'immaginario
collettivo Linux è un sistema operativo difficile, nebuloso, tanto da
essere il preferito dei programmatori e degli hacker che dicevano sempre: "Vuoi
fare hacking? butta via Windows e inizia ad usare Linux" E' ancora così?

Senza voler fare dichiarazioni roboanti, mi sento di dire che sono stati fatti
enormi passi in avanti relativamente alla facilità di utilizzo, e di
gestione di strutture basate su Linux. Non potrebbe essere diversamente, non
si giustificherebbe infatti come Linux stia prendendo piede in maniera così
massiva in ambiti mission e business critical. Non dimentichiamo che tutte le
aziende quando implementano una nuova tecnologia devono prestare una particolare
attenzione ad eventuali “crisi di rigetto” che potrebbero compromettere
la buona riuscita di questi processi di innovazione tecnologica. Se Linux fosse
ancora quella tecnologia estremamente funzionale ma un pò ostica, sicuramente
non staremmo assistendo ad una sua adozione così massiccia.

Una casalinga saprebbe usare Linux?

Dirò di più, una casalinga potrebbe non solo riscontrare una
tecnologia rispondente alle sue esigenze per far funzionare un pc, ma avrebbe
tutte quelle applicazioni che potrebbero aiutarla nella sua vita quotidiana.
Oggi in ambito Linux ed Open Source possiamo infatti trovare applicazioni che
fanno il paio con quelle Closed Source. Non è un mistero che oggi esistano
le versioni Open Source di Word, Excel o Power Point. Quindi non solo potrebbe
trovare un ambiente sufficientemente semplice da utilizzare e accattivante per
quanto riguarda la gestione del computer, ma trovare anche tutti quegli strumenti
che renderebbero la sua vita molto più semplice. Per rispondere alla
domanda: assolutamente si. Questo anche grazie al fatto che sono stati fatti
passi da gigante nello sviluppo di interfacce utenti estremamente funzionali
e gradevoli per l'utente che rendono l'uso di Linux assolutamente alla portata
di tutti.

E poi …se poi posso usarlo io, possono usarlo tutti (ridendo)

Se volessi lavorare con Linux, potrei farlo?

Lasciami dire che la nostra organizzazione è completamente standardizzata
su Linux e come si può vedere mettiamo a disposizione dei nostri utenti
un sito internet piuttosto funzionale dove si possono scaricare filmati piuttosto
che brochure. La risposta alla domanda è quindi: assolutamente sì,
Linux consente oggi di essere utilizzato negli ambiti professionali più
disparati e complessi.

Quindi se lo usassi per lavorare non troverei buchi o programmi che
mancano?

Voglio essere estremamente realista, in linea quindi con la concretezza e correttezza
che da sempre contraddistinguono Red Hat. Posso dire di sì, parlando
per esempi, che sono le prove migliori: tutta la nostra organizzazione utilizza
tecnologie open source, applicazioni basate su Linux, facendone un utilizzo
sia "professionale"che "ludico": adesso per esempio stavo
preparando una presentazione con effetti di animazione. Io nel farlo non ho
riscontrato la mancanza di nessuna funzionalità che mi impedisse di raggiungere
il mio obbiettivo . Però da qui a sostenere poi che oggi in ambito Linux/Open
Source l'offering di applicazioni sia esattamente identico a quello che si trova
in altro ambito, Windows, sarebbe una boutade, non corrisponderebbe al vero.
(per il momento!)

[pagebreak]

Dalle risposte sembrerebbe che Linux è un prodotto abbastanza
maturo…

Assolutamente si.

… cerchiamo di capire questo: gli utenti non passano a Linux perchè
sono abituati a Windows. E' vero, è uno dei motivi o è una scusa?

Sicuramente
la resistenza al cambiamento è uno degli aspetti più critici da
tenere in considerazione, in qualsiasi cambiamento. Il cambio di approccio per
– noi esseri umani, mi metto in prima fila, è uno degli aspetti fondamentali
da tenere in conto perchè può compromettere il successo di qualsiasi
iniziativa anche al di fuori dell'ambito tecnologico. Quindi, dove questa resistenza
al cambiamento è piuttosto palese, l'introduzione di nuove tecnologie
in senso lato può trovare maggiori difficoltà. Per rispondere
concretamente alla domanda direi: sì, è vero: se sono abituato
ad una certa tecnologia, ad un certo “modus operandi” e nessuno
in qualche modo mi obbliga a fare uno sforzo per adattarmi ad una nuova tecnologia
e a nuovi processi, perchè dovrei cambiare?

Se invece si contestualizza il cambiamento, e quindi penso che se cambio potrei
spendere meno soldi, liberando preziose risorse finanziarie per altre iniziative,
potrei avere a disposizione le stesse soluzioni fondamentali su una piattaforma
hardware che costa molto meno, potrei non essere obbligato a sottostare alle
politiche commerciali di un certo produttore, potrei misurare il mio fornitore
sull'effettivo valore che lui mi dà, visto che se un determinato fornitore
di servizi non mi dovesse più soddisfare potrei cambiarlo… Se inizio
a considerare ttto questo, anche le resistenze potrebbero essere superate…

Ho chiesto a Luca Marinelli, direttore delle PMI Microsoft, se l'open
source non potrebbe essere un risparmio. E Marinelli mi ha risposto: "Lei
ha posto la domanda con il tempo del verbo nel modo giusto: potrebbe, perchè
a lungo andare l'open source non ha una linea sicura, non ha delle dinamiche
particolari, non c'è la certezza di un supporto al prodotto…".
Cosa risponde?

Certamente Marinelli fa una affermazione che, insomma, non potrebbe non fare.
Vorrei però sottolineare come mi risulti che, salvo delle rarissime eccezioni
, il passaggio all'open source è un flusso unidirezionale. Un motivo
ci deve essere. Ora, non c'è supporto? bene, proprio questo è
uno dei motivi per cui una società come Red Hat fattura 650 milioni di
dollari all'anno. Proprio per fornire alle imprese quelle garanzie necessarie
a far sì che possano implementare tecnologie Open Source in ambiti mission
e business critical con i necessari Service Level Agreements.

Marinelli dice anche: "E' una tecnologia di cui non v'è certezza
del futuro". Io direi che ha più futuro un movimento che conta,
solo nell'ambito Linux, oltre 2 milioni di sviluppatori che non una azienda
che ha 200mila dipendenti. Si tratta di in un ordine di grandezza superiore.
Sempre in ambito garanzie vorrei sottolineare che il maggior contributore, ossia
la società che scrive più codice di Linux, è propio Red
Hat, con persone a proprio “libro paga”. Nonostante questo deteniamo
“solo” il 13% di tutto il codice Linux. Cosa significa? che chi
si affida a Red Hat e all'Open Source può godere di una duplice garanzia:
da una parte sa di affidarsi ad un partner competente perchè contribuisce
tanto da essere il primo della lista allo sviluppo di un certo ambiente, ma
dall'altra, quasi paradossalmente, ha la garanzia che se Red Hat domani dovesse
sparire, sparirebbe colui che ha scritto “solo” il 13% del codice.
L'utente potrebbe tranquillamente procedere senza nessuna battuta di arresto.
Per quanto riguarda il "potrebbe risparmiare", vengo da un incontro
con importanti clienti di Roma che mi hanno presentato risultati impressionanti
dovuti all', adozione massiva di Open Source: nelle loro organizzazioni, hanno
infatti riscontrato dei risparmi dell'ordine del 60/70%. Tanto che un'organizzazioni
come il CNIPA che è l'ente governativo incaricato di veicolare l'adozione
di nuove tecnologie nella pubblica amministrazione, certifica che negli ultimi
2 anni, la percentuale di non utilizzatori di Open Source in tale ambito si
è ulteriormente ridotta, passando dal 28% al 20%.

[pagebreak]

Perchè non vedo mai pubblicità di computer che hanno
Linux preinstallato al posto di Windows, dov'è l'impiccio?

L'impiccio c'è e viene alimentato, ancora una volta, da una resistenza
al cambiamento. Non voglio usare parole come lobby o cartello, è antipatico,
ma purtroppo è ciò che si riscontra sul mercato. Non lo dico io,
ma ti invito a provare. Se vuoi farti venire un esaurimento nervoso chiama un
qualsiasi produttore di PC che pubblicizza come i suoi prodotti possono essere
forniti con Linux pre-installato e prova ad ordinarne uno con un qualsiasi tipo
di distribuzione, sia Red Hat, sia Novell, sia Ubuntu, …e poi armati di infinita
pazienza. . Sicuramente da una parte c'è la necessità di perfezionare
alcuni meccanismi di fornitura per adattarli alle richieste del mercato ma,
dall'altra, come sostiene un nostro famoso uomo politico “a pensar male
si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca” e quindi se qualcuno sostiene
che sul mercato c'è una entità che si chiama WinIntel, un motivo
ci sarà. D'altronde utilizzando Linux mi basta un computer caratteristiche
di un certo tipo mentre, chissà come mai, se passo ad altre tecnologie,
ho bisogno di un computer che ha una potenza in termini di memoria RAM e processore
che era semplicemente impensabile fino a poco tempo addietro.

Adesso
sarò polemico. Mi sembra che Linux, a volte, cerchi di copiare Windows.
Mac OS X, a parte rari casi, non si è mai sognato di rincorrere nessun'altro…

No, guarda, ci sono casi in cui l'entità A deve inseguire l'entità
B, mentre ci sono dei filoni tecnologicidove la situazione è assolutamente
capovolta. Vorrei anche sottolineare che il movimento Open Source non è
il movimento contro il closed source, perchè questa è una cosa
che molte volte il mercato non capisce. Le aziende o i professionisti che sostengono
il metodo di sviluppo Open Source, sono aziende/professionisti che, in generale,
tanto per fare un esempio ritengono che una enciclopedia possa essere più
ricca e più funzionale se tutti quelli che detengono una certa competenza
o informazione , opportunamente governati, possono avere il diritto di contribuire
alla scrittura di questa enciclopedia, senza vincoli legati al copyright. A
volte sembra che il movimento Open Source sia quasi una “guerra di religione”
mentre così non è.

Tornando alle “rincorse”: quello che hai citato nell'esempio della
massaia da un lato è vero: la casalinga piuttosto che lo studente aveva
bisogno di Word, poi voleva Power Point, ed ecco che qualcuno ha pensato di
rendere fruibile determinate funzionalità in ambito open, e lì
c'è stata una ricorsa in una certa direzione, ma se vogliamo parlare
di altri ambiti come la virtualizzazione, questa esiste in ambito mainframe
da trent'anni e qualcuno spaccia di aver inventato la virtualizzazione. VMware
è sul mercato da quindici anni, la virtualizzazione open source prima
con Xen e ora con KVM è disponibile da cinque o sei anni, mentre il virtualizzatore
Hyper – V di Microsoft non è ancora praticamente utilizzato. Qui la rincorsa
è esattamente al contrario.

Quali sono le prospettive di lavoro per un giovane programmatore se
sceglie di seguire l'open source?

Premetto che penso che se uno è bravo c'è sempre lavoro, in qulasiasi
ambito e con qualsiasi specializzazione. Se un programmatore è bravo,
che scelga Linux che scelga Windows, avrà sempre un datore di lavoro,
perchè reperire dei talenti è difficile. Detto questo, noi abbiamo
dei programmi di certificazione che, sempre a detta di diversi studi, sono capaci
di creare competenze che poi hanno riscontro sul mercato e vediamo che queste
persone non dico che possano scegliere dove andare a lavorare, ma hanno ottimi
sbocchi professionali.

[pagebreak]

Hai mai parlato con Linus Torvalds, il mitico creatore di Linux?

No, non ho mai avuto il piacere

Hai qualche mito, informatico e non?

Io non ho un mito, però ho una profonda convinzione che cerco di condividere
con i miei collaboratori e i miei amici. Sono certo che abbiamo l'opportunità,
lavorando con Red Hat e in ambito Open Source, di scrivere una pagina di storia.
Possiamo essere ricordati per aver fatto compiere all'umanità, almeno
in ambito tecnologico, un balzo in avanti. Faccio quello che sono chiamato a
fare non solo per un senso di professionalità, ma anche perchè
ho questa convinzione che si avvicina all'ideologia, che lavorare in Open Source
possa essere un modo per far progredire il mondo e di essere ricordati per questo
tipo di avventura.

Hai figli?

Due figli, uno sei anni l'altro due anni.

Tuo figlio arriva e ti dice: "Papà, mi compri Windows 7?".
Tu, dopo aver sbattuto la testa contro il muro, cosa fai?

Innanzitutto cerco di instaurare un dialogo, cosa che so benissimo essere facile
a dirsi ma non a farsi. Cerco di capire perchè vuole una determinata
tecnologia in un determinato momento. Io posso cercare di rispondere a questa
domanda portandoti una situazione che mi è successa poche settimane fa.
Mio figlio è venuto da me dicendo: "Perchè questo mio amico
nella sua Nintendo ha 60 giochini, tutti su una sola sheda, mentre tu me ne
porti uno alla volta e mi dici sempre che costano cari?". Io ho cercato
di instaurare un dialogo e di spiegargli perchè se tutti non facessimo
quello che fa il suo amico, i giochi non dovrebbero costare così tanto,
perchè non ci sarebbe la pirateria. Con questa analogia cercherei di
educarlo per capire se la sua richiesta viene fatta perchè altri suoi
10 amici hanno Windows 7, quindi devono condividere chissà che cosa che
esiste solo in ambito Windows, quindi gli direi :"Se dieci tuoi amici hanno
fatto una cosa non devi essere l'undicesimo".
Ma se poi verifico che la sua è un'esigenza oggettiva allora non ho problemi
a comprargli Windows 7.

Una cosa che ti rende felice

La mia famiglia, capitanata dai miei figli

Una cosa che ti rattrista

La scorrettezza, sia personale che professionale. E' una cosa che mi urta moltissimo.

Fatti un complimento da solo

No comment; questa domanda devi rivolgerla ai miei colleghi o comunque a persone
che mi conoscono.

Fatti
una critica

Una critica… il perfezionismo. che spesso mi porta a vedere il bicchiere
mezzo vuoto.

Fatti un augurio

Che questa avventura sia una “never ending story” perchè
finora è stata una galoppata veramente gratificante che mi auguro possa
durare nel tempo. Poi al primo posto c'è la salute della famiglia, ma
in generale vorrei proseguire il percorso ormai intrapreso da 45 anni…

La canzone che ti piace di più

In generale la musica italiana di autore, poi dipende dal momento, tipo Vasco
Rossi, piuttosto che Pino Daniele, Luciano Ligabue. De Gregori o Dalla. In certe
situazioni magari meglio Pino Daniele, in altre una schitarrata rock

Va bene, ti lascio andare a mangiare, dato che è ora di mangiare…
vai a casa a mangiare?

No, io mi muovo tra Milano e Roma , ma abito con la mia famiglia nel Monferrato,
quindi non posso tornare abitualmente a casa … ma quando ci riesco c'è
sempre qualche buon piatto ad attendermi …

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