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Software contraffatti in azienda: come difendersi


La contraffazione è un male annunciato: quando un’impresa raggiunge un certo grado di notorietà o sviluppa un prodotto globalmente innovativo, il rischio si fa concreto. Ecco dunque necessario combatterla per mantenere il proprio vantaggio competitivo. Come? Valutando le diverse strategie possibili e scegliendo gli strumenti più idonei al caso.

Il fenomeno tocca oggi anche e soprattutto le Pmi, che spesso trascurano non si tutelano a sufficienza o non dispongono delle risorse per difendersi efficacemente. eppure il rischio è palese: per via della tecnologia che rende l’imitazione semplice e poco costosa, e per via della globalizzazione che amplifica istantaneamente i danni.

A causa di un prodotto contraffatto, una piccola impresa rischia di scomparire dal mercato, affondata da imitazioni a basso costo dei propri prodotti di punta che minacciano il core business e la vita stessa dell’azienda.

Oltre a tutelarsi a livello di proprietà intellettuale (diversamente, è quasi impossibile porre rimedio all’attività dei contraffattori) i piccoli imprenditori devono tenere a mente una serie di azioni pratiche da intraprendere per correre ai ripari.

1. Conoscere la contraffazione. Si tratta di un universo ampio e complesso, che fa riferimento alla violazione di leggi e norme che ledono i diritti di proprietà intellettuale e di sfruttamento commerciale di prodotto: imitazione o alterazione di un marchio, sovrapproduzione e commercializzazione non autorizzata, reverse engineering, ma non solo.

Ne esistono molte altre forme la cui rilevanza varia a seconda del settore di attività (la contraffazione in ambito Alimentare o Farmaceutico, ad esempio, risponde a logiche differenti rispetto ad Audiovisivo o Moda). L’imprenditore deve dunque prendere coscienza della situazione nel proprio ambito di operatività per comprenderne le reali implicazioni. Il sito del Centro Studi Anticontraffazione compie un’analisi completa dei settori merceologici più colpiti.

2. Valutare i danni. Il valore di un prodotto sul mercato (per notorietà e riconoscimento o innovazione tecnologica) è il risultato di sforzi economici, creativi e di ricerca spesso ingenti. L’impresa vittima sconta pertanto un vero e proprio “furto” quantificabile. In Italia, le stime per il settore Software, ad esempio, indicano una sottrazione sui ricavi pari a ben il 35%.

Ma attenzione: oltre alle mancate vendite, l’impresa subisce anche un danno dovuto al deterioramento dell’immagine sul mercato, in quanto molti clienti – associando il prodotto contraffatto con quello originale – riscontrano una qualità inferiore e si sentono traditi.

3. Monitorare i partner. Di fondamentale importanza, soprattutto quando si entra in un nuovo mercato estero – e ancor di più in paesi dove il concetto di proprietà intellettuale non è particolarmente spiccato (leggi Cina) – è la selezione dei partner commerciali, fornitori, distributori o agenti che siano. Questi soggetti potrebbero approfittare del trasferimento di know-how per avviare un ‘ attività contraffattoria.

Vale dunque la pena assicurarsi una relazione di fiducia prima di stipulare un contratto che dovrà, ad ogni modo, essere assolutamente dettagliato e comprendere elementi di trasparenza quali, ad esempio, il nome delle aziende che saranno coinvolte “a monte” nel processo produttivo, o il divieto agli agenti “a valle” di sub-appaltare la vendita. Altre buone norme contrattuali comprendono l ‘ introduzione di clausole che impediscano ai fornitori di essere in contatto gli uni con gli altri così come di spedire i prodotti altrove rispetto alla azienda italiana. Infine, è utile monitorare i partner produttivi e commerciali su base periodica.

4. Rendere distintivo il proprio prodotto. Questo può significare, ad esempio, porre attenzione a forme e materiali, perché sia chiaramente identificabile o più difficile da imitare. Anche l’etichettatura (tramite ologrammi) o il tagging RFID si dimostrano strumenti efficaci. 5. Contrastare i contraffattori. A seguito di una violazione dei propri diritti, l’azienda deve valutare la natura della contraffazione (e del contraffattore) e scegliere il metodo più adatto per contrastarlo: approccio penale, civile o stragiudiziale (lettere di diffida prima del ricorso ad azioni giudiziali).

Indispensabile rivolgersi ad esperti in materia. In caso di riscontro di una situazione di chiara minaccia (fumus boni iuris) o danno imminente e irreparabile (periculum in mora), il ricorso a procedimenti cautelari può fornire soluzioni efficaci in tempi brevi, consentendo l’ottenimento di inibitorie (spesso accompagnate da una sanzione), sequestro, ritiro merci contraffatte dal mercato, esame libri contabili e pubblicazione della sentenza su quotidiano. Solo ricorrendo a giudizio ordinario c’è la possibilità di richiedere i danni. (Fonte)

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