Pur con tutte le difficoltà di definizione, la nuova filosofia del Web 2.0 costituisce una rivoluzione per gli utenti. Ma si può dire lo stesso per le aziende? La centralità dell’utente e l’aspetto collaborativo non rischiano invece di costituire un ostacolo all’affermarsi del business online? Le questioni aperte sono molte.
Che cos’è il Web 2.0
Il Web 2.0 è un termine utilizzato per indicare genericamente uno stato di evoluzione di Internet (e in particolare del World Wide Web), rispetto alla condizione precedente. Si tende ad indicare come Web 2.0 l’insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente (blog, forum, chat, sistemi quali Wikipedia, Youtube, Facebook, Myspace, Twitter, Gmail, WordPress, Tripadvisor ecc.). La locuzione pone l’accento sulle differenze rispetto al cosiddetto Web 1.0, diffuso fino agli anni novanta, e composto prevalentemente da siti web statici, senza alcuna possibilità di interazione con l’utente eccetto la normale navigazione tra le pagine, l’uso delle email e l’uso dei motori di ricerca.
Il mondo business
Nel mondo delle aziende, il Web 2.0 si presenta con forme ancora più articolate, senza limitarsi ai modelli di servizi personali o collaborativi più noti, come blog o social network. Il Web 2.0 per le aziende deve essere pensato come l’insieme di piattaforme e servizi basati su protocollo IP, dinamici e utili allo sviluppo di applicazioni e relazioni, sia interne sia esterne. Sostanzialmente è un acceleratore di conoscenza, e in questo senso può portare vantaggi alle aziende su tutti i fronti.
Come è percepito il Web 2.0
A tentare di spiegare quali siano i motivi più validi per inseguire il Web 2.0 è la società americana AMI Partners, che ha condotto una ricerca sulle SMB, le Small & Medium businesses (le piccole e medie imprese americane che vanno da 0 a 999 dipendenti). La ricerca, intanto, si sofferma sulla diatriba del significato di Web 2.0. La maggior parte delle aziende, infatti, fatica a delineare con chiarezza che cosa sia Web 2.0. E tuttavia, utilizza tutto il complesso mondo di applicazioni e servizi che in quella definizione si può far rientrare. Come dire che poco importa il nome, a contare è la sostanza.
Il Web 2.0 nelle imprese
AMI Partners considera Web 2.0 la seconda generazione di servizi internet-based, caratterizzati dal passaggio da siti statici a piattaforme per lo sviluppo di applicazioni. In questa chiave, stima in oltre il 40% delle SMB le aziende che utilizzano il Web 2.0 in America nel 2006-07. A livello mondiale, almeno 2,8 milioni di aziende di questo tipo ne fa uso. Diversi i motivi e i principali servizi utilizzati.
| • | Accedere ad applicazioni e piattaforme tecnologiche in modo economico e più efficiente. Circa il 14% delle SMB americane utilizza il modello SAAS o software as a service: piuttosto che programmi residenti, utilizzare in azienda software che risiedono su servizi di hosting o in server di terze parti che li mettono a disposizione dei clienti attraverso reti dedicate o, sempre più spesso, Internet. Entro il 2007, il numero di SMB che adotterà questo sistema crescerà fino quasi al 25%, un quarto del totale. | |
| • | Abbattere i costi di promozione e di vendita dei propri prodotto/servizi aumentando l’impatto di informazioni sulla clientela. Già oggi circa 400 mila aziende americane SMB utilizzano il webcasting, cioè la trasmissione di segnale audio e video sul Web, o i blog per avvicinare i clienti e informarli. 260 mila aziende utilizzano sistemi di podcast, per la trasmissione asincrona di contenuto tipicamente audio. | |
| • | Aprire nuovi canali di contatto e comunicazione a basso costo. Circa 400 mila aziende utilizzano Skype, il sistema di telefonia VoIP (gratuita da Pc a Pc). Largamente più utilizzati (ben oltre il milione di aziende SMB) i sistemi di messaggistica istantanea. | |
| • | Partecipare a comunità online e portali verticali. Almeno un quinto delle aziende SMB americane fa ricorso ai marketplace, sia per acquistare sia per vendere, in chiave di forniture all’ingrosso, nel cosiddetto segmento B2B, business to business. |
Inserire i blog e le applicazioni web 2.0 nelle strategie di comunicazione d’impresa
Blog, wiki, forum e in genere tutti gli strumenti di comunicazione che prevedono di instaurare delle conversazioni attraverso internet stanno iniziano a interessare alle aziende. Anche imprese di una certa dimensione si stanno avvicinando a questi strumenti di comunicazione, su queste stesse pagine qualche settimana fa è stato analizzato il blog tenuto da Federico Minoli, presidente della Ducati, che racconta il dietro le quinte di corse e passione motociclistica (blog.ducati.com).
Ma quali sono le difficoltà che un’azienda deve affrontare per poter ottenere dei buoni risultati con i blog? Fortunatamente non ci sono problemi tecnici, anche un utente senza competenze tecniche avanzate è in grado di aprire un blog usando una delle molte piattaforme disponibili: di solito basta compilare un modulo e nel giro di pochi minuti si è pronti a “postare” (ovvero scrivere un “post”) su un blog nuovo fiammante. È vero che ci sono centinaia di opzioni, funzioni e possibilità di personalizzazione, ma a chi inizia consiglio di ignorarle e concentrarsi sull’aspetto principale: i contenuti.
Per poter funzionare ed essere parte attiva della strategia di comunicazione dell’impresa, è fondamentale che un blog venga continuamente alimentato con materiale fresco e interessante: un blog che non venga aggiornato almeno una o due volte a settimana arriva presto a diventare controproducente all’immagine. In linea di massima questo non dovrebbe essere un problema, anche nell’azienda più piccola succedono in continuazione eventi che possono essere registrati su un blog: dall’uscita di un nuovo prodotto all’acquisizione di una nuova commessa, dalla conversazione con un cliente alla pubblicazione del link a un articolo interessante, da un commento sull’andamento del proprio mercato a (perché no?) la notizia del nuovo prodotto di un concorrente.
A fronte di quest’evoluzione da parte del pubblico, le aziende devono a loro volta evolversi dando una nuova priorità alla comunicazione: è indispensabile trovare le risorse per comunicare in rete, diventerà sempre più strategico dedicare una parte del tempo del personale delle aziende a gestire e partecipare alle nuove forme di comunicazione che una parte del pubblico oramai pretende.
Recentemente si è levata qualche voce che sostiene che un’azienda non può permettersi di essere onesta in rete: se un prodotto non vale non può certo permettersi affermarlo sul proprio sito. Ovviamente una certa prudenza è d’obbligo, ma bisogna ricordare che anche se un’azienda decidesse di limitare la propria presenza in rete alla pubblicazione di cataloghi e brochure, la conversazione a proposito dei suoi prodotti continuerebbe a esistere sui siti dei propri clienti. Il modo migliore per partecipare a questa conversazione è attraverso un proprio blog. Ormai è dimostrato che far finta di niente nella gran parte dei casi non porta a dei buoni risultati.
(Fonte: evectors.it)





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