11 Marzo 2026
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G7 in Canada: tra tensioni e speranze di dialogo

I leader del G7 si riuniscono nella località montana di Kananaskis, nelle Canadian Rockies, a circa 90 chilometri a ovest di Calgary, per un summit che si annuncia già come uno dei più delicati degli ultimi anni. Al centro dell’attenzione, oltre alle crisi internazionali che agitano il Medio Oriente e l’Ucraina, c’è la presenza di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, che rischia di catalizzare tensioni e divisioni tra i partner occidentali.

Le priorità di Carney e l’ombra di Trump

Il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato di voler puntare su tre obiettivi principali: rafforzare la pace e la sicurezza, costruire catene di approvvigionamento di minerali critici e promuovere la creazione di posti di lavoro. Tuttavia, queste priorità rischiano di essere oscurate dalle questioni più urgenti e divisive, come i dazi imposti dagli Stati Uniti e la gestione dei conflitti in Medio Oriente e Ucraina.

La presenza di Trump rappresenta una variabile imprevedibile: il presidente americano, noto per il suo approccio diretto e spesso provocatorio, ha già in passato sconvolto i vertici del G7, come accaduto nel 2018, quando lasciò il summit canadese prima della conclusione, definendo l’allora primo ministro Justin Trudeau “molto disonesto e debole” e ordinando alla delegazione statunitense di ritirare il sostegno al comunicato finale.

Il vertice arriva in un momento di estrema incertezza. Giovedì scorso, Israele ha lanciato una serie di attacchi contro l’Iran, colpendo duramente gli sforzi diplomatici per evitare un’escalation militare. Il conflitto in Medio Oriente è diventato così un altro punto di frizione tra gli alleati, con il Regno Unito che ha già annunciato l’invio di supporto militare nella regione. Il premier britannico Keir Starmer, in viaggio verso il Canada, ha sottolineato la necessità di de-escalation, ma ha anche riconosciuto il diritto di Israele a difendersi.

Anche la guerra in Ucraina rimane un tema centrale, con il presidente Volodymyr Zelenskyy presente al summit e atteso un faccia a faccia con Trump, dopo il loro precedente incontro controverso alla Casa Bianca.

Il ruolo di Giorgia Meloni e la posizione italiana

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata a Kananaskis con l’obiettivo di rafforzare il profilo internazionale dell’Italia e portare al tavolo le priorità nazionali, a partire dalla gestione dei flussi migratori e dalla sicurezza. Meloni introdurrà la sessione dedicata alle “comunità sicure”, puntando a valorizzare l’approccio italiano basato su partenariati con i Paesi africani, accordi bilaterali per il controllo delle partenze e investimenti mirati alla stabilizzazione delle aree di origine, in continuità con il Piano Mattei. L’Italia, inoltre, ha avviato una coalizione G7 contro il traffico di migranti, sostenuta da Stati Uniti e Regno Unito, che punta sulla cooperazione in ambito di intelligence e sul sequestro dei proventi illeciti.

Meloni si propone come ponte tra l’amministrazione Trump e il resto dell’Europa, cercando di mediare sulle questioni dei dazi e di mantenere un profilo credibile sia verso Washington sia verso Bruxelles. Prima della partenza per il Canada, la premier ha tenuto consultazioni con i ministri e i vertici dell’intelligence, oltre a colloqui telefonici con Trump, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dimostrando l’attenzione italiana verso la diplomazia multilaterale e la ricerca di soluzioni condivise.

La strategia del Canada e il clima del vertice

Il Canada, da paese ospitante, cerca di evitare scontri frontali con Trump, consapevole che ogni parola o gesto del presidente americano potrebbe avere conseguenze imprevedibili. Un esperto di affari internazionali e già consigliere dell’ex premier Justin Trudeau ha dichiarato: “Questo incontro sarà considerato un successo se Donald Trump non avrà un’esplosione che metta sottosopra l’intera riunione. Qualsiasi cosa oltre questo sarà un bonus”.

Un analista di economia internazionale e già funzionario della Casa Bianca ha aggiunto: “Lo scenario migliore è che non ci siano vere e proprie esplosioni alla fine del vertice”.

Un summit senza comunicato finale

Per la prima volta, il Canada ha deciso di rinunciare alla tradizionale dichiarazione congiunta alla fine del summit, una scelta che riflette il clima di divisione e la difficoltà di trovare una posizione comune su questioni come i dazi e le crisi internazionali. Saranno invece diffuse sette dichiarazioni brevi, ciascuna relativa a uno dei temi chiave: finanziamento dello sviluppo, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, contrasto agli incendi, minerali strategici, repressione transnazionale e lotta al traffico di migranti.

Il G7 2025 si apre dunque all’insegna della cautela e della speranza di evitare scontri, ma con la consapevolezza che la presenza di Trump e le crisi globali potrebbero riscrivere gli equilibri e le dinamiche del summit. La posta in gioco è alta: non solo la coesione tra alleati, ma anche la capacità di affrontare insieme le sfide più urgenti del pianeta. Il ruolo dell’Italia, in questa cornice, si conferma centrale per la mediazione e la ricerca di soluzioni pragmatiche ai grandi dossier internazionali.

Giacomo Crosetto
Giacomo Crosettohttps://www.alground.com
Dopo anni impiegati nell'analisi forense e nelle consulenze per tribunali come perito, si dedica alla gestione dell'immagine digitale e alle tematiche di sicurezza per privati ed aziende
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