12 Giugno 2026
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OpenAI mantiene il controllo non profit dopo pressioni esterne

La società di intelligenza artificiale modifica i piani di ristrutturazione, cedendo alle critiche di ricercatori e autorità statali

OpenAI ha annunciato un cambio di rotta nella sua strategia di ristrutturazione aziendale, decidendo di mantenere il controllo della divisione non profit nonostante i piani iniziali di adottare un modello più orientato al profitto. La svolta arriva dopo pressioni da parte di ricercatori di spicco nel campo dell’IA e interventi degli uffici dei procuratori generali di California e Delaware.

In una lettera inviata ai dipendenti e agli stakeholder lunedì, il CEO Sam Altman ha spiegato che la società trasformerà la sua sussidiaria a scopo di lucro in una Public Benefit Corporation (PBC), ma il controllo rimarrà saldamente nelle mani dell’ente non profit originario. Il presidente di OpenAI ha ribadito che la struttura fondativa “continuerà a supervisionare e dirigere le operazioni”.

La decisione segna un parziale dietrofront rispetto al piano annunciato a dicembre 2024, che prevedeva uno spostamento del potere operativo verso la PBC, relegando il non profit a un ruolo di supervisione marginale. I critici, tra cui ex dipendenti e accademici, avevano denunciato il rischio di indebolire i meccanismi di governance, come l’indipendenza del consiglio e i limiti ai rendimenti degli investitori.

Cosa cambia nella struttura finanziaria

Uno degli aspetti più controversi riguarda l’abbandono del modello “capped-profit”, introdotto nel 2019 per bilanciare gli interessi commerciali con la missione di sviluppare un’intelligenza artificiale generale (AGI) sicura e benefica. Altman ha giustificato la scelta affermando che il vecchio sistema “avrebbe ostacolato la crescita in un mondo con molte aziende AGI competitive”. La nuova struttura prevede l’assegnazione di azioni a tutti i soggetti coinvolti, semplificando il modello ma eliminando i tetti ai profitti.

Per garantire che il non profit mantenga il controllo, OpenAI ha previsto che quest’ultimo diventi un azionista di maggioranza nella PBC, con quote supportate da consulenti finanziari indipendenti. “Man mano che la PBC cresce, aumenteranno anche le risorse del non profit”, ha aggiunto Altman, sottolineando come ciò rafforzi la capacità di perseguire la missione originale.

Le critiche rimangono aperte

Nonostante le modifiche, alcuni osservatori restano scettici. Un’ex consulente etica di OpenAI e organizzatrice della lettera aperta ai procuratori generali ha evidenziato due nodi irrisolti: la mancanza di chiarezza sulla subordinazione legale degli obiettivi commerciali alla missione benefica e l’incertezza sulla proprietà delle future tecnologie sviluppate. “Le dichiarazioni del 2019 erano esplicite sulla priorità della missione, queste no”, ha commentato.

La questione potrebbe avere ripercussioni anche sulla causa legale intentata da un cofondatore di OpenAI, che accusa la società di aver tradito i suoi impegni non profit orientandosi verso logiche di mercato. Finora, né il cofondatore né il suo team legale hanno commentato la nuova strategia.

La ristrutturazione riflette la tensione costante tra l’esigenza di capitali per competere in un settore ad alta intensità di risorse e la necessità di preservare la fiducia pubblica. OpenAI sostiene che il nuovo modello permetterà di “attrarre investimenti senza sacrificare la governance”, ma alcuni avvertono che, senza garanzie legali, il rischio di deriva commerciale persiste.

Intanto, il dibattito sul ruolo delle organizzazioni non profit nell’IA continua: mentre alcuni vedono nella decisione di OpenAI un precedente positivo, altri temono che l’influenza di giganti tecnologici citati tra i partner del dialogo possa comunque orientare le scelte strategiche.

La vicenda dimostra quanto sia complesso conciliare etica e business nell’era dell’IA avanzata. OpenAI cerca di navigare queste acque proponendo un ibrido inedito, ma le critiche evidenziano i limiti degli aggiustamenti strutturali senza un quadro normativo chiaro. La sfida ora è trasformare le promesse in meccanismi operativi trasparenti, soprattutto in vista dell’obiettivo AGI che rimane, almeno sulla carta, al centro della missione.

Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Da sempre appassionato di informatica e nuove tecnologie. Si avvicina al mondo dell’open source e partecipa attivamente allo sviluppo del sistema operativo Linux, approfondendo sempre di più il settore di sviluppo e ingegneria software, collaborando con aziende statunitensi. Contemporaneamente, avvia e amplia studi sulla comunicazione e sul comportamento sociale e della comunicazione non verbale. Questi progetti lo portano a lunghe collaborazioni all’estero, tra USA e Israele, dove approfondisce le interazioni fra software ed essere umano, che sfociano nella specializzazione in intelligenza artificiale. I molti viaggi in Medio Oriente aumentano la passione per la politica e la geopolitica internazionale. Nel 2004, osserva lo sviluppo dei social network e di una nuova fase del citizen journalism, e si rende conto che le aziende necessitano di nuovi metodi per veicolare i contenuti. Questo mix di elevate competenze si sposa perfettamente con il progetto di Web Reputation della madre, Brunilde Trizio. Ora Alessandro è Amministratore e Direttore strategico del Gruppo Trizio.
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