Punti chiave
Dal 2 febbraio 2026 la Fontana di Trevi cambia volto: per scendere sul sagrato e avvicinarsi al monumento i turisti dovranno pagare un ticket di 2 euro, mentre i residenti romani continueranno a entrare gratis, all’interno di un sistema di accessi contingentati pensato per contrastare sovraffollamento e degrado.
Un simbolo mondiale al centro della “svolta epocale”
La Fontana di Trevi è da anni il cuore pulsante del turismo romano, un luogo in cui la suggestione del barocco settecentesco si mescola al rito contemporaneo del selfie e del lancio della moneta. Nel solo primo semestre del 2025 l’area ha registrato oltre 5,3 milioni di visitatori, con una media giornaliera di circa 30.000 persone e punte di 70.000 nei periodi di alta stagione. Questa pressione costante ha trasformato la piazza in un imbuto di folla dove la circolazione è difficile, la permanenza è spesso scomoda e il rischio di danni accidentali al monumento aumenta di giorno in giorno.
L’amministrazione capitolina definisce l’introduzione del ticket una “svolta epocale” nella gestione del patrimonio monumentale, legandola a una strategia più ampia di tutela del decoro urbano e di contrasto all’overtourism. Da tempo l’area della fontana è sottoposta a misure di contingentamento, con un tetto indicativo di persone nel perimetro immediatamente a ridosso della vasca, ma senza un vero strumento di regolazione economica dei flussi.
Ticket da 2 euro: come funziona il nuovo sistema
Il provvedimento prevede un contributo di accesso di 2 euro per tutti i non residenti che vogliano scendere sulla scalinata e sostare nell’area interna, a pochi passi dall’acqua e dai marmi progettati da Nicola Salvi. La cifra è stata definita “simbolica ma strategica” dall’amministrazione, che ha scelto di mantenerla in vigore anche durante le prime domeniche del mese, quando molti musei statali restano gratuitamente accessibili. L’intento dichiarato non è quello di trasformare la Fontana di Trevi in un sito di lusso per pochi, ma di introdurre una soglia minima che permetta di governare afflussi giudicati ormai insostenibili.
Gli orari di accesso al perimetro interno saranno scanditi con precisione: il lunedì e il venerdì il varco sarà attivo dalle 11.30 alle 22.00, mentre dal martedì alla domenica i visitatori potranno entrare già dalle 9.00 fino alle 22.00. Fa eccezione il giorno del debutto, lunedì 2 febbraio, quando l’ingresso con ticket sarà possibile fin dal mattino, a partire dalle 9.00, come gesto simbolico per l’avvio del nuovo sistema. Dopo le 22.00, la piazza resterà comunque accessibile gratuitamente per tutti, ma solo dal perimetro esterno, senza possibilità di scendere sul sagrato e sostare a ridosso della vasca.
La misura introduce di fatto una distinzione tra lo “spazio dell’icona”, cioè la vista ravvicinata dal basso, divenuta oggetto del ticket, e la fruizione più distaccata dalla piazza, che resterà libera, un compromesso che consente di non chiudere il monumento alla città pur intervenendo sulla zona più critica per densità di persone e rischi di degrado.
Chi paga, chi è esentato e come si prenota
Il regolamento definisce fasce di esenzione mirate, pensate per tutelare il diritto alla città dei residenti e l’accessibilità per le categorie più fragili. I residenti a Roma e nella Città Metropolitana continueranno ad accedere gratuitamente al perimetro interno, esibendo un documento di identità che attesti domicilio o residenza. Saranno esentate anche le persone con disabilità e i loro accompagnatori, i minori di 6 anni e le guide turistiche nell’esercizio della professione, che potranno condurre i gruppi senza costi aggiuntivi per sé.
Per tutti gli altri visitatori la caccia al biglietto inizia il 29 gennaio, data di apertura della prevendita. I ticket saranno acquistabili online sul portale ufficiale “fontanaditrevi.roma.it”, che fungerà sia da biglietteria virtuale sia da strumento di gestione dei flussi in entrata dall’accesso di via della Stamperia. La piattaforma consentirà sia la prenotazione anticipata, utile a evitare file interminabili nel rione Trevi, sia il pagamento elettronico, con la possibilità di usare carte di credito e strumenti digitali.
L’organizzazione degli accessi in due percorsi distinti, uno gratuito per residenti e aventi diritto e uno a pagamento per turisti e non residenti, punta a separare fisicamente e simbolicamente le esigenze di chi la fontana la vive ogni giorno da quelle di chi la raggiunge per un breve soggiorno. In questo modo si cerca anche di alleggerire la pressione sui residenti del quartiere, spesso ostaggi dei flussi turistici e delle code che invadevano le strette strade del rione.
Contro l’overtourism: tra tutela e marketing della città
Dietro i 2 euro di ticket c’è una scelta di politica urbana che guarda al fenomeno dell’overtourism, sempre più centrale nel dibattito sulle grandi città d’arte. Roma segue una strada già imboccata da altre destinazioni europee che hanno introdotto contributi per l’accesso a siti particolarmente delicati, presentandoli come strumenti di regolazione dei flussi e di finanziamento per la manutenzione. Nel caso di Fontana di Trevi, il Comune ha legato esplicitamente il nuovo introito a un duplice obiettivo: limitare gli affollamenti incontrollati e generare risorse da reinvestire nel miglioramento dell’offerta turistica e dei servizi legati alla visita.
Le stime parlano di un potenziale incasso nell’ordine di circa 20 milioni di euro annui, a seconda dell’andamento dei flussi turistici, una cifra che, se confermata, trasformerebbe la fontana in uno dei principali polmoni finanziari per la cura del patrimonio civico. L’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gualtieri ha sottolineato che il provvedimento è pensato per favorire la tutela, sostenere la valorizzazione e promuovere l’accessibilità ai Musei Civici e ad alcuni dei luoghi monumentali più iconici della città, inserendo Fontana di Trevi in una rete di interventi che tocca più siti.
Nella narrazione del Campidoglio, il ticket da 2 euro viene presentato come una soglia minima razionale: l’assessore al Turismo Alessandro Onorato ha osservato che, se la Fontana di Trevi si trovasse in America o in molti altri contesti europei, il biglietto potrebbe facilmente raggiungere cifre ben più alte, sostenendo che la tariffa scelta è “il minimo che si possa fare” per un luogo che attrae milioni di persone ogni anno. È un modo per posizionare Roma in una cornice internazionale, rivendicando la scelta di una cifra contenuta, ma comunque sufficiente a introdurre una responsabilizzazione economica del visitatore.
Decoro, regole e sanzioni: cosa cambia attorno alla fontana
L’introduzione del ticket si inserisce in un contesto normativo in cui Roma ha già irrigidito da tempo le regole a tutela del decoro urbano, soprattutto per quanto riguarda fontane e monumenti storici. Il Regolamento di Polizia Urbana prevede sanzioni che, se pagate subito, possono oscillare tra i 160 e i 450 euro per chi si bagna nelle fontane storiche o ne fa un uso scorretto, con importi più elevati per chi imbratta o danneggia beni storico-artistici. Il divieto di tuffarsi, lavarsi, sedersi sui bordi in modo improprio o consumare cibo e bevande a ridosso delle vasche è da tempo parte delle campagne del Comune, che ha spesso utilizzato casi eclatanti di bagni improvvisati e atti vandalici per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Con il contingentamento degli ingressi e il controllo dei flussi, l’amministrazione punta a rendere più efficace anche l’applicazione di queste norme, perché un’area meno caotica è più facilmente sorvegliabile e meno esposta a comportamenti incivili. L’idea è che un numero limitato di persone, distribuite nel corso della giornata, non solo protegga il bene artistico, ma migliori la qualità stessa della visita, permettendo di vivere il luogo in modo meno frenetico, con più spazio per osservare i dettagli scultorei, ascoltare il rumore dell’acqua, scattare foto senza calche.
In questo senso il ticket non è presentato soltanto come uno strumento economico, ma come parte di un “patto” tra città e visitatori: chi paga una piccola somma per accedere a un luogo simbolico viene anche invitato a riconoscerne il valore, ad adottare un comportamento più rispettoso e a percepire la Fontana di Trevi non come un set effimero, ma come un bene comune da preservare.
Le critiche: monetizzazione dello spazio pubblico e diritto alla città
Se la linea del Comune è chiara, non mancano le voci critiche. Associazioni di consumatori e comitati civici hanno definito il ticket un “danno”, sostenendo che piazze e fontane debbano restare liberamente accessibili a tutti e che la monetizzazione dello spazio pubblico rischi di aprire una pericolosa breccia: oggi si paga per scendere al cospetto della Fontana di Trevi, domani, temono i critici, potrebbero sorgere barriere economiche attorno ad altri luoghi simbolo. A questa obiezione si somma il dubbio ricorrente sulla reale destinazione delle entrate: i detrattori ricordano che già esistono tasse di soggiorno e tributi turistici, che però non sempre si traducono in servizi visibilmente migliori per residenti e visitatori.
Chi contesta il provvedimento sottolinea il rischio di una città a due velocità, dove chi può permetterselo accede ai punti di vista privilegiati mentre chi ha meno risorse resta confinato alle zone gratuite, alimentando una percezione di privatizzazione strisciante del patrimonio comune. Si tratta di un tema particolarmente sensibile per Roma, città che ha costruito una parte del proprio fascino proprio sull’idea di un museo a cielo aperto, dove la bellezza si offre spontaneamente a chi la attraversa.
Dal fronte opposto, amministratori e parte del mondo culturale ribattono che una gestione completamente gratuita in un’epoca di turismo di massa rischia di essere, di fatto, una forma di abbandono, perché impedisce di reperire risorse adeguate e di mettere in campo strumenti di controllo efficaci. In questa visione, il ticket è visto come il prezzo minimo per evitare che l’icona della “dolce vita” venga lentamente logorata proprio dall’amore eccessivo di chi la visita.
Un laboratorio per il futuro del turismo a Roma
L’esperimento Fontana di Trevi viene guardato con interesse anche fuori dai confini della Capitale, come possibile modello per altri siti ad altissima concentrazione turistica. Se il sistema di prenotazioni, corsie separate, ticket contenuto ed esenzioni mirate dovesse funzionare, Roma potrebbe estendere logiche analoghe ad altri luoghi fragili della città, rafforzando una gestione più attiva dei flussi e riducendo l’impatto del turismo di massa sui quartieri storici.
Già ora il Comune ha accennato alla possibilità di destinare parte degli introiti al sostegno dei Musei Civici e di alcuni percorsi monumentali, costruendo un circuito virtuoso in cui il visitatore della fontana contribuisce indirettamente alla tutela di un patrimonio più ampio.
Per i turisti la sfida sarà accettare l’idea che l’accesso a un simbolo globale come la Fontana di Trevi non sia più totalmente spontaneo e gratuito, ma mediato da una prenotazione, da un orario e da un piccolo esborso economico, in cambio però di un’esperienza meno caotica e più rispettosa. Per i romani, invece, il ticket diventa una cartina di tornasole del rapporto tra città e turismo: un banco di prova per capire se sia possibile conciliare accoglienza, vivibilità e tutela, senza snaturare l’anima di una piazza che è insieme set cinematografico, spazio di vita quotidiana e icona planetaria.
In gioco non c’è soltanto il futuro di una fontana, ma l’idea stessa di come una grande capitale europea decide di raccontarsi e di proteggersi di fronte alle ondate globali del turismo. Se i 2 euro di oggi sapranno tradursi in manutenzione visibile, servizi migliori, meno affollamenti e più qualità della visita, la misura potrà essere letta come un passo avanti nella cura del patrimonio; se invece il ticket si limiterà a riempire le casse senza migliorare la vita dei residenti e l’esperienza dei visitatori, allora le critiche sulla monetizzazione dello spazio pubblico troveranno terreno fertile.


