13 Gennaio 2026
HomeAppleMicrosoft, Google, Apple ci violentano per il nostro bene. O no?

Microsoft, Google, Apple ci violentano per il nostro bene. O no?

Gli utenti sono pigri, ammettiamolo. E quando si tratta di sicurezza informatica ancora di più: dopo anni passati a ripetere maniacalmente che bisogna usare password complesse (sapete cos’è una password complessa vero?), arrivano gli hacker di turno, craccano Adobe piuttosto che Dropbox e scopriamo che la parola d’ordine più usata è: 123456.

Per cui ogni tanto, bisogna usare la forza. E da qui il dilemma: le grandi aziende del web, hanno il diritto/dovere di “violentarci” e costringerci a fare delle cose per il nostro bene?

Esempio pratico: Microsoft. Gli aggiornamenti del sistema operativo di Redmond, una volta arrivavano sul proprio pc e venivano beatamente ignorati. Sì, arrivavano le notifiche e alcuni, magari quando c’era un po’ di tempo, o nel fine settimana, procedevano all’aggiornamento. Ma la stragrande maggioranza degli utenti non aveva la minima voglia di interrompere il proprio lavoro per aggiornare non si sa bene cosa.

Qualche anno fa, chi usa Microsoft (ovvero quasi tutte le terre emerse), si sono accorti di un cambiamento nella modalità di aggiornamento. E’ diventato un obbligo: il pc ad un certo punto si riavvia, oppure si spegne drasticamente mentre lavori, va fuori uso per una buona mezz’ora e gli aggiornamenti ti vengono praticamente installati a forza. Tipo il cucchiaio di olio di fegato di merluzzo cacciato a forza in gola.

Io stesso, lo devo ammettere, ho il pc perfettamente aggiornato. L’imprecazione è sempre dietro l’angolo, ma di fatto, ha funzionato.

Altro esempio viene offerto dai provider di servizi di posta elettronica. Una volta chiunque poteva aprire una mail in 30 secondi. Inserivi i tuoi dati, o te li inventavi (quante mail di comodo su Yahoo! ci siamo fatti?) e il gioco era completo. Adesso aprire la mail, se non hai l’autenticazione a due fattori con conferma sul tuo cellulare, è un’impresa. Ovvero, siamo stati costretti ad abbinare un oggetto che possediamo per confermare la nostra identità.

Molte volte ho rimpianto i tempi in cui aprivi una bella mail senza tante complicanze, ma di fatto il furto della nostra casella di posta elettronica è diventato molto più difficile. E di nuovo, il risultato è stato raggiunto ob torto collo.

L’ultima in ordine di tempo è quella di Apple. Cupertino avrebbe volontariamente rallentato i vecchi iPhone. Loro dicono per evitare improvvisi spegnimenti, il popolo del web li accusa di spingere in maniera decisamente troppo drastica gli acquisti di nuovi modelli. Ma dal punto di vista della sicurezza, è chiaro che passare da un vecchissimo iPhone 4S ad uno nuovo con la più recente release di iOS è meglio.

Per cui la domanda sorge spontanea: fino a che punto, per che motivo e con quali modalità, gli utenti possono accettare azioni di “forza” da parte dei giganti del web? In altre parole: va bene l’olio di fegato di merluzzo. Ma quand’è che bisogna smettere di ingoiare e buttare a terra il cucchiaio?

 

 

 

Roberto Trizio
Roberto Triziohttps://www.alground.com
Dopo una formazione classica mi sono specializzato in giornalismo digitale, content marketing e posizionamento SEO semantico. Sono esperto di storia dell'antica Roma, ascolto Michael Jackson e i Coldplay.
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