11 Marzo 2026
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Il primo ministro del Qatar denuncia Israele dopo il raid e promette conseguenze

Il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha denunciato Israele domenica, durante l’incontro dei ministri degli Esteri dei paesi arabi e musulmani per discutere di una possibile risposta unitaria all’attacco israeliano a Doha, che ha preso di mira la leadership del gruppo militante Hamas. Lo sceicco, che è anche ministro degli Esteri del Qatar, ha affermato che la nazione rimane impegnata a collaborare con l’Egitto e gli Stati Uniti per raggiungere un cessate il fuoco nella guerra tra Israele e Hamas ma, ha dichiarato che l’attacco israeliano che ha ucciso sei persone, cinque membri di Hamas e un membro delle forze di sicurezza locali del Qatar, rappresenta “un attacco al principio stesso di mediazione”. Ha definito l’aggressione israeliana “sconsiderata e perfida”, commessa mentre lo Stato del Qatar ospitava negoziati ufficiali e pubblici, con la consapevolezza della stessa parte israeliana e con l’obiettivo di raggiungere un cessate il fuoco a Gaza.
“È ora che la comunità internazionale smetta di applicare doppi standard e punisca Israele per tutti i crimini commessi”, ha dichiarato.

Netanyahu, tuttavia, ha rivendicato la legittimità del raid, dichiarando che Israele agirà nuovamente su Doha e anche su altri Stati arabi che continuano a ospitare dirigenti di Hamas. Secondo il premier israeliano, la presenza di una delegazione del movimento a Doha rappresenta una minaccia diretta: “Espelleteli o consegnateli alla giustizia. Perché, se non lo fate voi, lo faremo noi”, ha ammonito Netanyahu in una dichiarazione ufficiale. Esponenti di Hamas e le rispettive famiglie vivono stabilmente a Doha, grazie al sostegno del governo qatariota che riconosce la loro funzione negoziale e politica.

La tensione internazionale è dunque esplosa improvvisamente con il raid israeliano sulla capitale del Qatar, Doha, nel quadro della guerra crescente tra Israele e Hamas. L’attacco, avvenuto pochi giorni fa, ha segnato una svolta diplomatica e militare che sta ridisegnando in tempo reale gli equilibri nel Medio Oriente. Israele ha colpito villette-residenza nell’area Leqtaifiya di Doha, dichiarando di voler annientare la leadership di Hamas rifugiata nell’emirato. La risposta qatariota è stata immediata e veemente: il governo di Doha ha convocato d’urgenza un summit con i principali leader arabi e musulmani per condannare quella che viene definita una “aggressione codarda”.

Il raid israeliano ha avuto luogo con un attacco missilistico su un complesso abitativo, colpendo il quartier generale politico di Hamas mentre i massimi rappresentanti del movimento discutevano, proprio in Qatar, una proposta di cessate il fuoco avanzata dagli Stati Uniti. Secondo fonti di Hamas, i leader di massima rilevanza sono rimasti illesi, mentre sono deceduti alcuni membri di secondo piano e bodyguard. Doha non ha nascosto il timore che l’attacco possa sabotare i delicati negoziati in corso per la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti nel nord della Striscia di Gaza e la fine delle ostilità. Il Qatar è stato mediatore centrale nei dialoghi tra le parti e accoglie una delegazione di Hamas che, fin dall’inizio della guerra, agisce come interlocutrice privilegiata per la comunità internazionale e per gli Stati Uniti.

La reazione statunitense è stata perentoria. Il presidente americano Donald Trump ha manifestato apertamente il proprio dissenso per il blitz israeliano, definendolo “un incidente sfortunato” che non contribuisce alla pace nella regione. Gli Stati Uniti, che hanno nel Qatar una base militare strategica come l’Al-Udeid Air Base e mantengono diverse migliaia di militari sul territorio, hanno chiesto a Israele di evitare ulteriori azioni contro un alleato fondamentale per la stabilità della regione. Trump ha personalmente avvisato Netanyahu, rimarcando il ruolo chiave del Qatar nei negoziati.

Intanto, sul terreno dei combattimenti, la situazione si intensifica. Israele schiera centinaia di tank pronti a scatenare una vasta offensiva di terra su Gaza City, mentre secondo le stime sono circa trecentomila i civili già evacuati verso sud. Solo ieri i raid israeliani nella striscia hanno causato numerose vittime, e il bilancio dei morti cresce di giorno in giorno. Si moltiplicano i tentativi dei funzionari di Hamas di trasferire familiari e membri importanti in Paesi terzi, mentre le autorità israeliane denunciano manovre delle organizzazioni islamiste palestinesi per indire evacuazioni mascherate. Nelle ultime ore, si sono registrate proteste e richieste di mediazione delle organizzazioni umanitarie e delle Nazioni Unite, che denunciano l’impatto devastante sui civili e il rischio concreto di una catastrofe umanitaria.

Il raid israeliano su Doha va letto non solo come una svolta militare, ma anche come una mossa rischiosa sulla scacchiera diplomatica globale. Tale episodio scuote le fondamenta del ruolo di mediazione di Doha, minando la tradizionale neutralità dell’emirato e costringendolo a prendere posizione in modo più netto. Storicamente, proprio il Qatar ha ospitato colloqui e summit, offrendo la propria capitale come terreno neutro per i negoziati su Gaza, la ridefinizione dei confini e il destino degli ostaggi. La fragile stabilità regionale, minacciata dalle dimostrazioni di forza, rischia di essere compromessa.

Gli analisti internazionali fanno notare come la rapidità con cui l’attacco sia stato condotto e la mancanza di preavviso concreto abbiano sorpreso anche i servizi di intelligence qatarioti e americani, nonostante fossero circolate indiscrezioni secondo cui Tel Aviv avrebbe comunicato l’intenzione di agire. Finora Doha aveva ricevuto garanzie dirette dalla Casa Bianca e dal Mossad che il proprio territorio sarebbe rimasto al riparo da incursioni israeliane.

Tutti i leader arabi riuniti nel vertice di Doha oggi, supportati da governi come quello turco e iraniano, hanno promesso risposte coordinate: il messaggio è chiaro, un’aggressione in territorio sovrano non resterà senza conseguenze, e la solidarietà diplomatica con il Qatar si annuncia ampia. L’emirato spinge affinché la comunità internazionale imponga sanzioni ad Israele, dichiarando che si tratta di crimini contro la pace, mentre la regione si interroga sul futuro dei negoziati per lo scambio di ostaggi e per la tregua a Gaza. L’impatto diretto sulle trattative diplomatiche è tale che secondo alcuni osservatori la strada verso una soluzione condivisa si fa più impervia; le azioni militari rischiano di cancellare mesi di incontri e mediazioni favoriti proprio dal governo di Doha.

Le conseguenze della crisi si riverberano su più livelli: la perdita di vite umane, il blocco degli aiuti umanitari e lo stallo dei corridoi diplomatici stanno portando il conflitto israelo-palestinese verso una deriva regionale senza precedenti. Il dialogo, per il momento, resta sospeso, mentre rapidi movimenti politici e militari continuano a cambiare gli scenari di ora in ora. Ciò che emerge è la fragilità di un equilibrio già precario e il rischio che nuove iniziative unilaterali possano estendere il conflitto ben oltre i confini tra Israele e Palestina.

Giacomo Crosetto
Giacomo Crosettohttps://www.alground.com
Dopo anni impiegati nell'analisi forense e nelle consulenze per tribunali come perito, si dedica alla gestione dell'immagine digitale e alle tematiche di sicurezza per privati ed aziende
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