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Uber app. Come funziona l’app che vuol cambiare il traffico

Oggi più di un milione di persone si avvale periodicamente di Uber App, il servizio che rende disponibile un autista personale che può essere contattato e pagato tramite un’app per smartphone (sia Android sia iOS). Ma ciò che rende davvero unico Uber è che il servizio UberPOP, che permette a chiunque possieda una patente e un’auto assicurata di offrirsi per fare da autista, non serve licenza. Quindi niente a che vedere con la burocrazia indispensabile per ottenere una tradizionale licenza da tassista (in Italia, per esempio, è particolarmente limitativa), un requisito che ha reso l’iniziativa molto attraente per una pletora di persone con la vocazione da tassista.

Uber app. Come funziona l’app che vuol cambiare il traffico

UberPOP è totalmente gestito tramite smartphone. Infatti, il GPS di cui è dotato il telefono consente sempre di aver ben chiara la posizione delle auto Uber e quindi, una volta effettuata una prenotazione, si sa con precisione il tempo che impiegherà ad arrivare. Dal canto suo, anche l’autista sa con esattezza la posizione del passeggero da cui si sta recando.

L'app di Uber permette di prenotare le corsa e anche di pagare
L’app di Uber permette di prenotare le corsa e anche di pagare

Come detto, oltre che per le prenotazioni delle auto, l’app di Uber opera anche come sistema di pagamento: quando ci si registra, si fornisce il numero della carta di credito che sarà usata per pagare il servizio. Di norma, all’autista spetta una cifra che va dall’80% al 95% della tariffa della corsa, la restante percentuale spetta a Uber.

Ma quanto costa?

Non è sempre semplice stabilire a priori il costo di un passaggio, perché, pur basato su un conteggio che valuta durata e distanza del tragitto, può includere diverse varianti, come il pagamento di un casello o eventuali pulizie se per caso si dovesse accidentalmente sporcare l’auto. In generale, comunque, i costi sono più contenuti rispetto alle tariffe operate da un taxi: a grandi linee, possiamo dire che si risparmia circa il 30%. Va però sottolineato che UberPOP offre passaggi su diversi tipi di auto (medie, premium, monovolume o Suv) che riunisce in sei categorie: UberX, UberTaxi, UberBlack, UberSUV, UberXL e Uber LUX. Il risparmio rispetto a un taxi tradizionale è più sensibile per la categoria UberX (prevede l’uso di utilitarie) ma diventa meno rilevante più si sale di categoria.

Un successo davvero social

Come si diceva, alla base del servizio c’è un’app, identica per i dispositivi Android e quelli iOS. La semplicità d’uso dell’app, la disponibilità 24 ore su 24 del servizio e la possibilità di sapere sempre se nei paraggi c’è un’auto Uber, hanno reso la proposta molto attraente. E, grazie anche a una sapiente campagna di social marketing, ben presto i clienti si sono estesi a macchia d’olio dagli Stati Uniti (Uber è nata a San Francisco) a tutto il mondo: dovunque viene usata la stessa app e quindi non c’è alcuna differenza nel prenotare un passaggio sia che ci si trovi ad Abu Dhabi oppure a Zurigo.

Da sottolineare poi che le potenzialità di Uber gli consentono di andare oltre l’autista personale in senso stretto: nel suo futuro ci potrebbero essere anche servizi di consegna rapida (magari per dei gelati o degli animali domestici) e a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Per arrotondare o attività a tempo pieno?

Attualmente, Uber è attivo in oltre 50 Paesi. E anche in Italia è stato proposto in alcune delle nostre città principali, prime fra tutte Milano, Roma, Torino e Genova. D’altra parte le sue caratteristiche bene si prestano ad accogliere ogni tipo di autista, da chi lo sceglie per arrotondare a chi invece considera il servizio come una vera e propria attività quotidiana.

Questa ampia e variegata schiera di tassisti improvvisati ha fatto insorgere i tassisti professionisti italiani, che per aggiudicarsi una licenza hanno dovuto sudare sette camice e attendere tempi biblici. E che per la loro attività devono pagare tasse e sottostare a precise normative.

Così hanno portato la loro protesta sin dal giudice, che gli ha dato ragione, accusando Uber di concorrenza sleale perché offre un servizio simile a quello dei radio taxi ma a tariffe più basse perché esente dai costi fissi che deve sostenere solitamente un tassista.

 

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Carlo Feder
Carlo Federhttps://www.alground.com
Consulente per la sicurezza dei sistemi per aziende ed istituti pubblici, Carlo è specializzato in gestione dati, crittografia e relazioni internazionali. E' in Alground dal 2011.
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