26 Giugno 2026
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Corsa alle armi del Giappone. Analisi

Il Giappone è un Paese che ha avuto fin dopo la guerra mondiale un periodo di grande prosperità e di pace. La sua vita non si è legata alla militarizzazione, come accaduto ad altre potenze mondiali eppure ora le cose stanno cambiando e non è solo dovuto alle azioni ostili dei vicini.

La Cina continua ad aumentare giorno dopo giorno la sua marina militare e la usa in modo aggressivo per creare timore e minaccia, per ora solo teoricamente, la sicurezza di diverse nazioni dell’Asia. La Corea del Nord continua a provocare la Corea del Sud e il Giappone con i suoi test missilistici, che seppur condannati a livello internazionale, continuano senza sosta.

Ma non è nemmeno questa la motivazione reale della militarizzazione che sta percorrendo tutto il Giappone, la vera azione che ha riportato il mondo ad un ripensamento è l’Ucraina.
Non tanto il fatto che ci sia una nuova guerra, né che sia nel cuore dell’Europa, peraltro cosa già accaduta pochi decenni fa. L’impossibilità “pratica” dell’Ucraina a difendersi ha portato la paura in molte nazioni. Ha fatto capire che la pace non è poi così sicura e non avere un arsenale e un esercito pronto a difendersi può essere la discriminante per avere o meno un futuro.

Queste minacce hanno portato dibattito all’interno del parlamento giapponese per rimilitarizzare ufficialmente, rompendo gli anni della costituzione pacifista per combattere le crescenti minacce dei nemici della regione del Pacifico.

Subito dopo la seconda guerra mondiale i vicini del Giappone hanno desiderato, anzi, imposto un Giappone disarmato, pacifico, non solo per rendere la zona calma e senza pericoli ma anche per il ricordo della forza distruttiva del Giappone, quando è armato.

Il parlamento giapponese ha recentemente spinto a destinare il 2% del proprio PIL alla difesa, rispecchiando uno standard comune previsto per i membri della NATO in Occidente. Di recente Tokyo ha presentato un piano quinquennale per rafforzarsi stanziando 320 miliardi di dollari. Ciò porrebbe il Giappone al terzo posto nella spesa militare in questo decennio, solo dietro America e Cina.

La rimilitarizzazione del Giappone avvantaggia la sicurezza nazionale degli Stati Uniti nell’Asia-Pacifico, poiché insieme alla Corea del Sud, anche il Giappone è pronto a diventare una delle prime dieci potenze militari globali.

Tokyo ha imparato molto dalla guerra russo – ucraina, si è posto senza mezzi termini dalla parte della Nato. Il Giappone sa benissimo che le forze in campo sono molteplici e che, probabilmente, non c’è un vero pericolo attuale di un attacco cinese, ma sa benissimo, e lo ha imparato tutto il mondo, che un Paese debole militarmente non è un Paese sicuro.

Agli Stati Uniti questa situazione conviene moltissimo, avere un Giappone forte mantiene impegnata la Russia che sa bene che Tokyo potrebbe aprire un fronte attivo se Mosca esagerasse la sua posizione anti nipponica.

Con un esercito cinese in continua espansione, in cui Xi si sta preparando per un’annessione forzata di Taiwan, Pechino non solo dovrebbe affrontare la flotta taiwanese e statunitense, ma anche un potenziale intervento della marina giapponese. Affrontare un paese considerato una fortezza insieme a due delle marine militari storicamente più potenti del mondo metterebbe un freno ai piani attuali per Pechino e una potenziale deterrenza all’annessione forzata di Taiwan.

Il rafforzamento di Tokyo però non ha una valenza solo in campo militare, ma probabilmente, la sua forza sarà il deterrente per una pace più duratura. Lo abbiamo visto bene, quando in caso di conflitto a perderci sono tutti, questi non giocano alla guerra. E forse il Giappone ora diventerà l’ago della bilancia della pace.

Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Da sempre appassionato di informatica e nuove tecnologie. Si avvicina al mondo dell’open source e partecipa attivamente allo sviluppo del sistema operativo Linux, approfondendo sempre di più il settore di sviluppo e ingegneria software, collaborando con aziende statunitensi. Contemporaneamente, avvia e amplia studi sulla comunicazione e sul comportamento sociale e della comunicazione non verbale. Questi progetti lo portano a lunghe collaborazioni all’estero, tra USA e Israele, dove approfondisce le interazioni fra software ed essere umano, che sfociano nella specializzazione in intelligenza artificiale. I molti viaggi in Medio Oriente aumentano la passione per la politica e la geopolitica internazionale. Nel 2004, osserva lo sviluppo dei social network e di una nuova fase del citizen journalism, e si rende conto che le aziende necessitano di nuovi metodi per veicolare i contenuti. Questo mix di elevate competenze si sposa perfettamente con il progetto di Web Reputation della madre, Brunilde Trizio. Ora Alessandro è Amministratore e Direttore strategico del Gruppo Trizio.
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